7 cose che non sai sul curling

Fin da quando, nel 1998, è stato introdotto ufficialmente nel programma dei Giochi olimpici invernali, dopo alcune apparizioni dimostrative in precedenti edizioni, il curling ha attirato attenzioni via via sempre maggiori.

Tanto che in Italia, nonostante gli Azzurri non possano certo definirsi una potenza del curling, a questo sport, che nelle dinamiche ricorda molto il gioco delle bocce, è stato dedicato addirittura un film: La mossa del pinguino di Claudio Amendola, del 2013.

La stessa nazionale italiana maschile ha ottenuto una storica qualificazione sul campo alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018, dopo che aveva partecipato di diritto a quelle di Torino 2006 in qualità di paese ospitante. Tuttavia le nazioni più forti nel curling restano quelle normalmente ai vertici degli sport invernali: Canada, Svezia, Norvegia, Svizzera, Stati Uniti, oltre al Regno Unito/Scozia, dove, come vedremo tra poco, il curling è nato.

Ecco ora 7 curiosità di uno sport che, tra ghiaccio, pietre e scope, spesso si presenta esso stesso come curiosità.

La fabbrica delle stone

La produzione delle stone, vale a dire i pesanti dischi di pietra che fungono da “bocce”, è incredibilmente esclusiva. La materia prima utilizzata è il granito Trefor, che si estrae soltanto da una cava in Galles, e altrettanto unica è la fabbrica che produce questi particolari manufatti: si tratta della Canada Curling Stone Co. e sforna stone dal 1992. Prima del Trefor, si utilizzava un granito di due tipi (Blue Hone e Alisa Craig Common Green) proveniente dall’isola scozzese di Alisa Craig, la cui cava è stata chiusa in seguito all’istituzione di una riserva naturale.

Nato nelle Highlands

Anche se oggi la diffusione del curling è maggiore in Nord America e Scandinavia, la patria del curling è la Scozia, dove nel ‘500 si hanno le prime testimonianze di questo gioco, nato come passatempo sui laghetti ghiacciati dove i ragazzi giocavano a una sorta di bocce, utilizzando dei normali sassi. La pratica del curling è testimoniata anche nei Paesi Bassi, che avevano forti scambi commerciali in quell’epoca con la Scozia. In due opere del pittore olandese Pieter Bruegel il Vecchio compaiono infatti contadini olandesi intenti a giocare a curling.

curling bruegel

Le scarpe con suole diverse

Per giocare a curling servono scarpe che, a prima vista, somigliano in tutto e per tutto alle normali calzature sportive, mentre in realtà hanno le suole differenti l’una dall’altra. Una è progettata per fare grip sul ghiaccio e quindi mantenersi in equilibrio sulla superficie di gioco, l’altra invece è completamente liscia (di solito in Teflon) ed è necessaria soprattutto per la fase di lancio, quando il giocatore, utilizzando una sorta di blocchi di partenza, deve lanciarsi in avanti scivolando sul ghiaccio, prima di lasciar andare la stone.

Il curling nel cinema

curling beatles

Oltre al suddetto film italiano, il curling compare anche in Help!, il film musicale con i Beatles, girato nel 1965. In una scena sulle Alpi, i Fab Four si divertono con il curling e sfuggono all’attentato di due scienzati ipazzi che avevano messo dell’esplosivo nella stone lanciata da George Harrison. Ma è anche James Bond a praticare il curling sulle Prealpi bernesi nel 1969, in 007. Al servizio segreto di sua maestà. Del 2002 è Gli uomini con le scope (Men with brooms) del canadese Paul Gross, che racconta la storia di una squadra di curling di una piccola città. Tra le celebrità appassionate di curling spicca l’attore George Clooney.

Un campo da curling come cimitero

Quando il 12 aprile 1912 il Titanic affondò al largo delle coste canadesi, si presentò il problema di dove collocare temporaneamente i corpi recuperati dalle gelide acque dell’Atlantico settentrionale. La nave CS Mackay-Bennett, di base nel vicino porto di Halifax in Nuova Scozia, riportò indietro i cadaveri che furono deposti in un impianto sportivo utilizzato per il curling, quello del Mayflower Curling Club. Quella struttura, infatti, era l’unica della zona ad essere abbastanza grande e fredda per farci entrare e conservare tutti quei corpi senza vita.

Paul Gowsell, il ribelle del curling

Ogni sport ha il suo personaggio fuori dagli schemi. Il curling ha Paul Gowsell, una specie di hippy di Calgary che fece parlare di sé negli anni ’70. A indubbie doti di giocatore, che gli valsero due titoli mondiali juniores nel 1976 e nel 1978 prima di scomparire nel nulla pochi anni più tardi, Gowsell affiancava un carattere eccentrico e abitudini particolari: guidava il classico furgoncino Volkswagen, abbondava con la birra, indossava sempre gli stessi pantaloni a scacchi e portava una lunghissima barba. Durante una partita arrivò persino a ordinarsi una pizza, mangiandola mentre il suo avversario se la prendeva comoda durante il suo turno di gioco…

Lontani parenti: l’ice stock sport

Il curling ha un parente: l’ice stock sport, di origini bavaresi. Fu sport dimostrativo ai Giochi olimpici invernali di Garmisch-Partenkirchen nel 1936 e di Innsbruck nel 1964 e si tratta di un’antica disciplina (secondo alcune fonti risalirebbe al medioevo) praticata soprattutto nelle aree di lingua tedesca lungo l’arco alpino, tra cui il Trentino-Alto Adige. Al posto delle stone, vengono utilizzati gli ice stock, dischi più leggeri (meno di 5 chilogrammi contro i circa 20 delle stone) e dotati di un manico lungo 30 centimetri. Invece del button – il centro del cerchio a cui ci si deve avvicinare per realizzare i punti – qui c’è il daube, una sorta di boccino.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *