Il calcio? Un gioco da ragazze

Il calcio è sempre più un gioco da ragazze. Stando ai dati dell’indagine FIFA del 2014 sul mondo del pallone al femminile, è uno sport praticato da oltre 30 milioni di bambine e donne in ogni parte del pianeta.

A una simile diffusione, tuttavia, non fa spesso riscontro un adeguato livello di pari opportunità: in una realtà storicamente dominata dall’uomo, così come tanti altri ambiti della società, il calcio femminile deve fare i conti, a vari livelli e anche in nazioni apparentemente evolute, con discriminazioni, barriere culturali e, non ultime, risorse economiche limitate.

Però, dopo anni di lotta, le cose stanno lentamente cambiando. La voce delle donne nel calcio sta diventando più forte ed è ripagata da importanti conquiste: ad esempio, nell’ottobre 2017, la parità di stipendi tra giocatori e giocatrici della nazionale della Norvegia, primo paese a operare una scelta di tale portata, poi seguito da altri.

A raccontare storie, questioni sociali, drammi, sogni e progressi del calcio femminile nel mondo è arrivato un interessante progetto giornalistico, che punta su web e social per rispondere alla domanda alla base di tutto: può il calcio essere un gioco da ragazze? Nome del progetto, A Girls’ Game.

Tre giornaliste raccontano il calcio femminile

Mariangela Maturi, Irene Caselli e Claudia Jardim sono tre giornaliste freelance, dal profilo internazionale e fortemente orientato ai diritti umani e al sociale. Con il progetto A Girls’ Game hanno incontrato calciatrici già affermate o aspiranti tali in Africa, Europa e Sudamerica, per iniziare a tracciare una mappa delle diseguaglianze di genere viste attraverso la lente del calcio.

Ne è uscito un prodotto di elevata qualità, declinato attraverso tre web-documentari che indagano storie di donne e di parità di genere attraverso la lente del calcio femminile. A Girls’ Game, inoltre, prosegue su Facebook, Twitter e Instagram con post e link a tutto ciò che ha a che fare con donne e pallone.

Le giornaliste di A Girls’ Game hanno intervistato, tra le altre, Marta Vieira da Silva, brasiliana, considerata una delle migliori giocatrici di sempre, la connazionale Jessica de Lima, difensore del Rio Preto, le nazionali danesi Nadia Nadim e Karoline Smidt Nielsen e quelle del Gambia Ajara Samba e Aminata Camara. Oltre alle loro, sono state raccolte le testimonianze di alcune giovanissime aspiranti calciatrici.

A Girls’ Game è stato realizzato con il supporto del Innovation In Development Reporting Grant Program dello European Journalism Centre finanziato da Bill & Melinda Gates Foundation.

Storie di sogni, drammi, conquiste

Dalle esperienze e dalle parole di queste ragazze, emergono storie particolarmente profonde e che inducono alla riflessione su quanto il calcio possa essere strumento di salvezza e di emancipazione per molti esseri umani.

Come nel caso di Nadia Nadim, oggi una delle migliori calciatrici di Danimarca, dove arrivò all’età di dieci anni con altri profughi dall’Afghanistan. Il padre, ucciso dai talebani, era un appassionato di calcio. Nadia rivede un pallone in un centro per richiedenti asilo alle porte di Copenaghen, meravigliandosi del fatto che alle donne fosse consentito di praticare uno sport. E così se ne innamora, tanto da non lasciarlo più.

Oppure, la triste fine di Fatim Javara, portiere, promessa della nazionale del Gambia, annegata a 19 anni nel Mar Mediterraneo, quando il barcone partito dalla Libia con lei e dozzine di altre persone a bordo si è rovesciato.

O, ancora, dell’adolescente brasiliana Laura Pigatin, costretta a giocare insieme ai maschi perché in Brasile, nonostante l’enorme popolarità del calcio, ci sono poche squadre femminili. E così, una volta raggiunta la fase regionale di un torneo, non le viene consentito di partecipare perché donna.

 

Quando la gente sente parlare di calcio, pensa agli uomini, non alle donne. Dicono che l’unica cosa che le donne devono fare è sposarsi. Giocare a calcio è così difficile per le donne proprio per quello che dice la gente. La cosa più importante che puoi avere dal calcio femminile è l’emozione. Quindi quando una bambina è davvero pronta per giocare, bisogna solo lasciare che lo faccia. (Ajara Samba)

 

Grazie a Irene Caselli per la collaborazione

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