Mathieu Flamini e l’acido levulinico

Quando uno sportivo professionista decide di fare impresa, siamo soliti immaginarlo alle prese con ristoranti alla moda o linee di abbigliamento.

Un po’ meno come imprenditore nel campo delle energie rinnovabili: è quanto, invece, sta facendo il calciatore francese dell’Arsenal ed ex milanista Mathieu Flamini con la GFBiochemicals, fondata insieme all’amico Pasquale Granata e unica società a produrre acido levulinico su scala industriale.

Flamini, marsigliese di padre romano, oggi ha trentadue anni e da quando ne aveva venticinque, una volta arrivato in Italia per giocare con il Milan, ha iniziato a investire svariati milioni di euro nel finanziamento di un progetto del Politecnico di Milano volto alla ricerca di fonti alternative di energia. Flamini, da sempre interessato ai problemi dell’ambiente, ha trovato un partner nell’amico e coetaneo Granata, laureato in economia, mossi entrambi dalla volontà di dare il loro contributo al salvataggio di un pianeta sempre più minacciato dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici.

Da allora è nata una bella esperienza imprenditoriale che potrebbe rivoluzionare il concetto di energia e abbattere la dipendenza dai combustibili fossili. L’acido levulinico, infatti, si ricava al cento per cento da biomasse sottoposte a conversione termochimica: materie prime contenenti cellulosa come scarti della lavorazione del legno e del granturco, fanghi di cartiere, erba. Persino il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti lo ha incluso tra le 12 molecole potenzialmente in grado di sostituire il petrolio in tutte le sue forme, liberando l’umanità dalla dipendenza energetica dai combustibili fossili.

Si tratta inoltre di un acido di basso peso molecolare che ora, grazie ai brevetti della GFBiochemicals, è possibile produrre a costi contenuti. 10 mila tonnellate annue è l’obiettivo per il 2017, ma già 4500 sono sufficienti per il pareggio, stando alle stime del CEO Maxim Katinov, manager con oltre vent’anni di esperienza in campo finanziario e nelle energie rinnovabili, che guida l’investimento fin dall’inizio.

GFBiochemicals Flamini

Il segreto di Mathieu Flamini

L’aspetto curioso è che Mathieu Flamini ha tenuto segreto il suo impegno, non rivelandolo neppure a familiari, compagni di squadra e allenatori, almeno fino a novembre 2015, quando ne ha parlato in un’intervista al britannico Sun ripresa dall’italiano Il Post. Ma Flamini sapeva che il rischio d’insuccesso sarebbe stato alto, e in parte lo è tuttora, e non ha voluto rendere pubblica la cosa fino a quando non avesse avuto basi solide. La produzione dell’acido levulinico è infatti iniziata soltanto nel luglio 2015, dopo sette anni di studi, tentativi, sperimentazioni, ricerca di investimenti e tutto ciò che concerne l’avvio di un’impresa del genere.

E’ stato un grande rischio – racconta Flamini – ma se vuoi avere successo devi rischiare, è una sfida. Siamo pionieri, stiamo aprendo un nuovo mercato che potenzialmente potrebbe valere 30 miliardi di euro. Abbiamo finanziato il progetto del Politecnico di Milano e dopo qualche mese abbiamo trovato il modo con cui produrre l’acido levulinico su scala industriale, con un metodo economico e conveniente, e lo abbiamo brevettato. La carriera di calciatore, che è fatta di alti e bassi, mi ha aiutato a gestire lo stress di un rischio del genere. Più volte io e Pasquale ci siamo chiesti perché noi dovremmo avere successo in questo campo quando tanti altri hanno fallito, ma la risposta sta tutta nel credere in ciò che facciamo, che realizzeremo qualcosa mai fatto prima”.

L’azienda

Oggi la GFBiochemicals dà lavoro a circa 400 persone, di cui 80 nello stabilimento produttivo di Caserta. La società ha inoltre un ufficio a Milano (in Via Durini, accanto alla ex sede dell’…Inter!) e uno a Geleen, in Olanda ed è in programma l’apertura di una sede negli Stati Uniti. La GFBiochemicals impiega ricercatori, chimici, altri scienziati e manager provenienti da Italia, Francia, Russia, Olanda, Germania, Egitto. A capo del settore chimico c’è Anna Maria Raspoli Galletti, docente dell’Università di Pisa, prestigioso ateneo che collabora con l’intero progetto al pari, ovviamente, del Politecnico di Milano.

La mission di GFBiochemicals (GF sta per Green Future ma anche per Granata-Flamini) è quindi sviluppare le tecnologie all’avanguardia necessarie per produrre l’acido levulinico, con un notevole gioco d’anticipo sull’effettivo sviluppo di questo mercato. L’acido levulinico può trovare infatti applicazione in numerosi settori in sostituzione di prodotti basati su idrocarburi: non solo carburanti e additivi ma anche biolubrificanti, materiali plastici, conservanti e insaporitori alimentari, prodotti farmaceutici, resine, detersivi, solventi, saponi, prodotti per l’agricoltura. Si presta a una serie di trasformazioni e la sua competitività nei costi potrebbe favorirne il successo su larga scala. L’acido levulinico si presenta quindi come un mattone importante per la costruzione di un mondo “decarbonizzato”, offrendo una notevole e incisiva soluzione alle emissioni di gas serra.

GFBiochemicals Flamini

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