Metodo Monchi, vita da direttore sportivo

Quando, nella primavera del 2017, l’A.S. Roma ha assunto come direttore sportivo Ramon Rodriguez Verdejo, per tutti Monchi, il club giallorosso si è messo in casa un manager di levatura internazionale, dotato di un mix fondamentale per affrontare quel vortice di avvenimenti e impulsi senza fine che si chiama calcio: metodo e passione.

Daniel Pinilla, giornalista spagnolo, ha vissuto due anni a stretto contatto con lui, quando era ancora a Siviglia. Il risultato è un godibile volumetto, Monchi (titolo originale El Metodo Monchi), edito in Italia da Fandango Libri. Un libro a metà tra un manuale di management e il racconto di come il cinquantenne Monchi, ex modesto portiere di Liga e senza alcuna esperienza dirigenziale, sia diventato il direttore sportivo del Siviglia portandolo, dal 2000 a oggi, ai vertici del calcio europeo con tre Europa League vinte consecutivamente (2014, 2015, 2016) e una serie di altri trofei e importanti piazzamenti.

Monchi, un modello imprenditoriale

Pinilla porta il lettore nei meandri del pensiero di Monchi, che oggi viene preso come modello imprenditoriale in aziende e università, e offre un convincente panorama della vita di un direttore sportivo di un calcio odierno, che deve trovare l’equilibrio tra gli obiettivi del club per cui lavora, il plurimilionario giro d’affari che il pallone smuove e l’attenzione morbosa di tifosi sempre più esigenti e impazienti. L’autore enuclea i concetti chiave che ispirano il lavoro del manager andaluso, pochi ma estremamente chiari.

Dal punto di vista tecnico, la base del Metodo Monchi è individuare giocatori di talento che nessuno ancora conosce, quindi giovani ed economici, dar loro la possibilità di giocare e crescere nel club e, una volta valorizzati, rivenderli a club più grandi generando quelle plusvalenze che a un club come il Siviglia, privo delle potenzialità finanziarie di un Real o di un Barcellona, garantiscono di rimanere competitivo nel tempo. Fondamentale è dotarsi di un’efficace rete di osservatori e analisti (sì, il Moneyball è arrivato anche nel calcio) per individuare le opportunità di mercato prima della concorrenza. Un metodo nato e sviluppato da una condizione iniziale di emergenza e necessità, quelle situazioni che finiscono per aguzzare l’ingegno di chi vuole sopravvivere: nei primi tempi di Monchi, il Siviglia era sull’orlo della bancarotta e alle prese con una retrocessione.

La questione essenziale, per Monchi, è “non avere paura di avere paura di affrontare una cessione e di impoverire la squadra dal punto di vista sportivo, purché ci sia alle spalle un preventivo lavoro di ricerca sui sostituti. Nessuno è imprescindibile, i successi collettivi fanno sì che la nostalgia dei tifosi per il giocatore ceduto evapori. La memoria nel calcio è molto debole. Nessun tifoso scambierebbe un certo giocatore con un successo, perché sollevare un trofeo è il massimo”.

Monchi a tutto campo

Dal punto di vista umano, Monchi è un direttore sportivo atipico, che predilige un rapporto molto stretto con i giocatori e con lo staff tecnico. Monchi affianca la squadra e cerca di essere sempre presente nella vita quotidiana del club, sposandone la causa e il destino al cento per cento.

Pinilla racconta un Monchi a tutto campo, dai rapporti con i giocatori e gli allenatori a quelli, importantissimi, con i media; dalle abilità di negoziare nel calciomercato alla passione per la politica internazionale e perché c’entra con lo sport. Monchi spiega quando è il caso di far trapelare ai giornalisti l’esistenza di una trattativa e quando glissare, quando è il momento di esonerare un allenatore e come aiutare un giocatore ad ambientarsi per rendere al meglio delle sue possibilità, fino ad aspetti più goliardici come la passione sfrenata per il carnevale di Cadice, sua terra d’origine, un aspetto che mette in luce il sentimento che è capace di legare fortemente Monchi alla comunità da cui proviene o in cui lavora.

Per Monchi, un progetto sportivo si costruisce a lunga scadenza: un dato non certo di secondo piano, in un ambiente tipicamente umorale come quello dell’A.S. Roma. Monchi è un manager sempre desideroso di evolvere, che non si sente mai arrivato, e quell’ansia di imparare può rappresentare il confine tra mediocrità ed eccellenza. Alla base del lavoro del direttore sportivo restano sempre i rapporti, come quello che a Roma Monchi a intelligentemente costruito con Francesco Totti. La prefazione del libro di Daniel Pinilla porta proprio la firma dell’icona giallorossa.

Daniel Pinilla Monchi

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