“Pokerface” di Marco Belinelli, la recensione

Marco Belinelli è stato il primo giocatore di basket italiano a vincere un titolo NBA. È stato il primo italiano a vincere una serie di playoff NBA. È stato il primo italiano a vincere la gara del tiro da tre punti all’All-Star Game del più importante campionato del mondo.

A ventinove anni, dopo i successi italiani con la Fortitudo Bologna, il Beli ha già vestito le divise di cinque squadre d’oltreoceano: Golden State Warriors, Toronto Raptors, New Orleans Hornets, Chicago Bulls eSan Antonio Spurs e si appresta a disputare la prima stagione con la sesta, i Sacramento Kings, che gli hanno offerto il miglior contratto della sua carriera. Da quasi dieci anni è un punto fermo della Nazionale italiana.

Stay ready!

Un predestinato? No. A Marco Belinelli nessuno ha mai regalato nulla: per realizzare il suo sogno americano, ha dovuto passare attraverso momenti difficili, accettare panchine ed esclusioni, critiche e scelte difficili, mettersi sempre in discussione e farsi trovare pronto “perché il tuo momento arriverà”, come si è sentito dire tante volte, “stay ready”. E di momenti memorabili, poi, ne sono arrivati tanti.

Tutto questo vissuto sempre con apparente freddezza, sempre con la stessa faccia a nascondere il fuoco della passione che Beli si porta dentro fin da bambino. La faccia imperturbabile dei giocatori di poker, sinonimo della determinazione giusta che serve per sfondare a certi livelli. E Pokerface è il titolo della sua autobiografia, scritta insieme al giornalista di Sky Alessandro Mamoli.

Da San Giovanni a San Antonio

In Pokerface (pagg. 256, euro 16, Baldini&Castoldi), Marco Belinelli racconta la sua incredibile ascesa tra i professionisti della Nba, dai primi canestri nel cortile della casa di San Giovanni in Persiceto, la cittadina in provincia di Bologna dove è nato, fino alla notte del 15 giugno 2014 quando con i San Antonio Spurs ha sollevato il trofeo di campione NBA dopo le finali vinte sui Miami Heat di LeBron James. L’unica occasione in cui Marco si è lasciato andare a un pianto liberatorio. La storia si conclude alla vigilia del campionato europeo 2015, quando Belinelli firma il contratto “della vita” con i Sacramento Kings.

Dopo aver parlato della sua infanzia, della sua famiglia e della sua fase italiana a Bologna (in Virtus e in Fortitudo, quando il capoluogo emiliano era ancora Basket City), ciascuno dei capitoli portanti del libro è dedicato a ogni squadra NBA in cui Marco ha militato. Quindi uno sulla sua esperienza in azzurro e infine un capitolo speciale, dedicato al particolare “dream team” personale di Marco: i quattro-cinque amici del suo paese con cui è cresciuto, che lo conoscono meglio di ogni altro e con i quali può tornare a essere il Marco di sempre, senza la “faccia da poker” indispensabile invece sui parquet della NBA. Menzione speciale anche per la sua preziosissima responsabile della comunicazione, Elisa Guarnieri.

Belinelli nel fantastico mondo della NBA

Un libro godibile, che scorre via veloce, tra la narrazione dei momenti più significativi di una carriera cestistica che fino a qualche anno fa sembrava impensabile e gli aneddoti più curiosi. Belinelli ci porta dentro il “fantastico mondo della NBA”, facendoci conoscere situazioni e dinamiche che spiegano molto di quella realtà così affascinante ma per molti ancora lontana.

La storia di Belinelli è quella di un giocatore che avrebbe potuto fare la sua tranquilla e agiata carriera in Europa ma che ha scelto la strada più difficile, inseguendo il suo sogno da bambino e ritrovandosi un giorno in mezzo a giocatori e allenatori che un tempo guardava soltanto in tv. Sempre con la stessa faccia, come se niente fosse, ma in realtà con dentro una grande resistenza mentale.

A parte qualche reiterato refuso (più volte Corey Maggette è scritto con una G sola e Hidayet Turkoglu con una “y” di troppo, mentre dal 1989 al 2014 ci sarebbero trentacinque anni…), è un libro da non perdere per gli appassionati di basket e in generale per chi vuole gustarsi una bella storia di sport.

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