Sarunas Jasikevicius, “Vincere non basta”

Il 5 marzo 2016 Sarunas Jasikevicius compie 40 anni. Da gennaio allena lo Zalgiris Kaunas, la più prestigiosa squadra di basket della Lituania, di cui era già assistente. Prima del suo ritiro da giocatore, avvenuto nel 2014, Jasikevicius è stato un grande protagonista del basket europeo.

Ha raccontato la sua vita e la sua carriera nel libro Vincere non basta, scritto con il giornalista Pietro Scibetta e pubblicato da Add Editore (256 pagine, 15 euro), con prefazione di Jordi Bertomeu, il presidente e CEO di Euroleague Basketball, quel trofeo che Sarunas ha alzato ben quattro volte e che gli è valso la nomina ufficiale di Euroleague Basketball Legend.

Un’autobiografia modello

Ci sono molti modi per raccontare la vita dei campioni dello sport, ma se si dovesse scegliere un esempio, l’autobiografia di Jasikevicius sarebbe un’ottima opzione. Sedici capitoli in prima persona estremamente scorrevoli e godibili, in cui si rispecchia al cento per cento la personalità del lituano: metodico, puntiglioso, capace di vivisezionare tutti gli scenari possibili prima di prendere una decisione importante, sempre esigente con se stesso e mai capace di accontentarsi, al punto di definirsi “un gran rompipalle” con un solo pensiero in testa: la vittoria.

Grazie allo stile semplice e lineare impresso da Pietro Scibetta alle parole di Jasikevicius, il libro, ricco di dettagli senza mai annoiare né rallentare il ritmo, narra in ordine cronologico tutte le fasi di una carriera ricchissima di trionfi e di esperienze indimenticabili. Un cerchio che, partendo da una Kaunas ancora sovietica in cui il giovanissimo “Saras” muove i primi passi, si chiude nuovamente a Kaunas, con ritorno allo Zalgiris e il passaggio ad assistente di coach Gintaras Krapikas, che meno di due anni più tardi avrebbe sostituito alla guida dei biancoverdi. Un percorso che ha toccato alcune delle piazze cestistiche più importanti d’Europa – Lubiana, Barcellona, Tel Aviv, Atene sponda Panathinaikos, Istanbul sponda Fenerbahce – in cui il play lituano ha vinto 4 volte l’Eurolega (3 consecutive) e 9 volte il campionato nazionale in 5 paesi differenti, ultimo quello lituano nella sua Kaunas, ormai trentottenne, appena prima di ritirarsi.

Una parte consistente di Vincere non basta racconta il particolare rapporto di Jasikevicius con gli Stati Uniti, a cominciare dall’ultimo anno di liceo trascorso nella minuscola Quarryville, Pennsylvania, ospite della famiglia Harrold che arriverà a sentire come sua, per proseguire poi con i quattro anni universitari a Maryland e infine con l’esperienza in NBA, in cui gioca due stagioni (dal 2005 al 2007) tra Indiana Pacers e Golden State Warriors, senza però riuscire a ritagliarsi un ruolo di primo piano. La terza famiglia di Sarunas, dopo quella biologica e quella di Quarryville, è stata invece la Nazionale lituana, con cui ha vinto un bronzo olimpico a Sydney 2000 e un oro europeo nel 2003, è stato portabandiera ai Giochi di Pechino 2008 e si è tolto lo sfizio di battere gli Stati Uniti ad Atene 2004 (dove in seguito la Lituania verrà battuta dall’Italia in semifinale in un match incredibile).

L’uomo Jasikevicius

Sarunas Jasikevicius è stato protagonista di oltre venti, intensissimi anni di pallacanestro, amando questo sport oltre ogni limite, “quel tipo di amore – scrive – che non ti lascia scampo, né spazio per pensare di fare qualsiasi altra cosa. Specialmente quando vuoi essere il migliore”. Perché, come suggerisce il titolo scelto per il libro, vincere non basta: se il risultato, forse, conta più di ogni altra cosa, il vero campione è anche e soprattutto quello che regala qualcosa di più ai tifosi, che li fa sentire partecipi come se fossero in campo e li fa tornare a casa divertiti e meravigliati. Essere vincenti non significa solo sollevare trofei, ma amare e rispettare il proprio sport fino in fondo e condividere queste emozioni con la gente.

A dare colore e conferire ulteriore godibilità al libro sono i numerosi particolari del lato umano di Sarunas, che si apre al lettore parlando della sua vita privata, costellata di aneddoti curiosi e divertenti, ma anche di errori e leggerezze, dal matrimonio fallito con Miss Mondo al sogno, finalmente realizzato, di formare una famiglia. Molto interessanti i primi capitoli, in cui Jasikevicius racconta il periodo storico caratterizzato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e dall’apertura al mondo occidentale. Anni di “shock culturale” in cui Sarunas, che fino ad allora era stato soltanto un ragazzino che non si prendeva troppo sul serio né si applicava più di tanto a scuola e agli allenamenti, scopre le incredibili possibilità che gli si aprono davanti con l’indipendenza della Lituania e la possibilità di viaggiare grazie al basket. Ed è qui che viene fuori la sua intelligenza, perché quando le prospettive diventano allettanti – giocare in Nazionale, trasferirsi in America – Sarunas si mette a lavorare con tenacia per non farsi sfuggire alcun obiettivo.

Vincere non basta è un’autobiografia da leggere per gli appassionati di basket e non solo, un libro che non indugia troppo su riflessioni filosofiche, concentrandole soprattutto nell’introduzione e nella conclusione, e per il resto lascia parlare l’esperienza che vale più di mille lezioni teoriche. “Volevo la palla, volevo essere un capo“, dice a un certo punto Sarunas Jasikevicius: ora che ha smesso di giocare ed è diventato allenatore, capo lo sarà ancora di più. Siamo certi che non si tirerà indietro: perché non può esistere un Sarunas Jasikevicius senza una sfida da inseguire, ancor più bella e affascinante di tutte quelle vissute, e vinte, fino a oggi.

Foto in alto: Shutterstock.com

 

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