Stan Musial, il cavaliere di St. Louis

Dici Stan Musial e la macchina del tempo vola a un baseball e a un’America leggendari. Un’epoca in cui le gesta degli eroi sportivi venivano tramandate soltanto attraverso la gracchiante voce di una radio o per tradizione orale, come gli antichi aedi.

Tempi in cui le squadre, per andare da una città all’altra, si muovevano in treno. Stan Musial è stato testimone diretto di quell’era – e non solo, visto che ha battuto e corso fino al 1963 ed è morto nel 2013 a 92 anni – nonché uno dei più grandi giocatori di baseball di sempre.

Il cavaliere di St. Louis di Manuel Mazzoni (pagg. 160, euro 12, Youcanprint) ne racconta l’intera vita e l’enorme legacy che ha lasciato a questo sport. Una biografia precisa e godibile, che conduce per mano il lettore in un mondo, quello del baseball, in grado di rappresentare un’intera nazione. La ricchezza di particolari con cui l’autore narra l’evolversi di vita e carriera di Stan Musial non frena il ritmo scorrevole e incalzante dell’opera, le cui note esplicative qua e là forniscono preziose spiegazioni su qualche terminologia tecnica o gergale più difficilmente assimilabile dai non addetti ai lavori e opportune precisazioni che offrono numerosi spunti di riflessione e approfondimento sul baseball al di fuori della vicenda centrale del libro.

Perché il baseball è racconto, è narrazione, è – come molti sostengono – specchio della nostra vita, florilegio di tutti i momenti positivi e negativi che un essere umano può trovarsi ad affrontare nel variegato corso della sua esistenza.

Simbolo dei Cardinals

E poi c’è lui, Stan Musial, 24 volte All-Star, simbolo dei St. Louis Cardinals vincitori della World Series nel 1942, 1944 e 1946, finalisti nel 1943 ma non nel 1945 quando Musial era arruolato nell’esercito a stelle e strisce che stava portando a casa la vittoria nella seconda guerra mondiale.

Perché in quegli anni drammatici il baseball in America, nel “santuario” che allora nessun conflitto poteva raggiungere, non si è mai fermato, ha continuato a segnare il tempo, a offrire un’importante occasione di svago per i provati lavoratori dell’industria bellica, una piacevole evasione dai duri sacrifici quotidiani di un popolo che in poco più di un decennio si era trovato a fare i conti prima con la Grande Depressione e poi, dopo Pearl Harbor, con il conflitto. Il presidente Roosevelt non permise che il baseball si fermasse e, nonostante molti dei migliori giocatori dell’epoca finirono al fronte o nelle basi militari statunitensi, la Major League continuò a sfornare emozioni.

Stan Musial, l’uomo dei record

Stan Musial, nato nel 1920 in una cittadina della Pennsylvania, Donora, e figlio di un immigrato polacco, è un mito del baseball, detentore di una pletora di primati individuali senza mai aver messo al secondo posto il bene della sua squadra. Come il titolo del libro di Mazzoni suggerisce, era un vero cavaliere: sempre umile, mai sbruffone, disponibile con tutti, grande lavoratore, attento alla cura del proprio fisico, alle vane parole preferiva essere leader dando l’esempio.

Nel 1947 Stan “The Man” Musial non ebbe alcun dubbio né paura a dirsi favorevole all’arrivo tra i professionisti del primo afroamericano, Jackie Robinson dei Brooklyn Dodgers, quando il conservatore mondo del baseball e molti dei suoi stessi compagni di squadra osteggiavano la presenza, anche nelle fila avversarie, di un giocatore dalla pelle nera.

Ma questo è solo uno dei tanti aneddoti che hanno reso Musial una celebrità amata da tutti, un uomo legatissimo a una città che diventava sempre più sua, St. Louis, tanto da fargli ripetere spesso che l’emozione più grande “è semplicemente indossare la divisa dei Cardinals giorno dopo giorno, e sentire nel mio cuore quanto sono fortunato a praticare questo sport. Considererò per sempre come un privilegio poter giocare a baseball”.

Stan Musial Il cavaliere di St. Louis

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