Halftime show, una Woodstock lunga oltre 50 anni

Il Super Bowl, la finale del campionato professionistico di football americano (NFL) che si disputa dal 1967, è l’evento sportivo più seguito in assoluto negli Stati Uniti e uno dei principali in tutto il mondo.

Il Super Bowl LII, il cinquantaduesimo nella tradizionale numerazione romana, è in programma il 4 febbraio 2018 al U.S. Bank Stadium di Minneapolis, tra New England Patriots e Philadelphia Eagles.

In occasione del Super Bowl, gli ascolti televisivi schizzano a cifre record e di conseguenza anche il costo dei passaggi pubblicitari. A incrementare ancor di più l’audience contribuisce l’halftime show, lo spettacolo durante l’intervallo lungo della partita. Con un’efficienza che vista da quest’altra parte dell’oceano sembra quasi inconcepibile, tra il secondo e il terzo periodo in men che non si dica viene montato il palco e lo stadio si trasforma istantaneamente in una grande arena concerti per una breve ma indimenticabile performance di celebri star della musica.

Da sempre nello sport americano, in particolare nel football, c’è la tradizione di intrattenere il pubblico a metà gara con esibizioni e spettacoli di ogni tipo. La NFL ha sublimato alla massima potenza questa consuetudine, rendendo l’halftime show del Super Bowl un trionfo milionario della cultura pop. Lo spettacolo esiste fin dalla prima edizione, anche se la sua concezione nell’arco di cinquant’anni si è molto evoluta. Ripercorriamo le tappe principali di questa storia.

Halftime show: le due fasi

Nella storia cinquantennale del Super Bowl, l’evoluzione dell’halftime show è distinguibile in due fasi, con lo spartiacque situato praticamente a metà.

Dal 1967 al 1990 lo spettacolo si sviluppa intorno a un determinato tema e ad esibirsi sono principalmente bande musicali e corpi di ballo delle università. Sono pochi gli artisti di grido chiamati in causa, tra cui spiccano Ella Fitzgerald (1972), Chubby Checker (1988) e più volte il gruppo Up with People. I temi spaziano dal patriottismo (1976, bicentenario dell’indipendenza) ai tributi a Louis Armstrong (1972) e Duke Ellington (1975), da tradizioni locali come il Mardi Gras (1970 e 1981, a New Orleans) a omaggi al cinema (1987, per il centenario di Hollywood) e ad altre peculiarità culturali statunitensi.

Dal 1991 la musica cambia, letteralmente. Tema e bande universitarie ci sono ancora, ma passano in secondo piano e a volte non sono neppure previsti. Annusato l’odore di business, la NFL vuole le grandi star e arrivano i super sponsor: l’halftime show si trasforma così in un luminoso concerto che condensa in un quarto d’ora l’esibizione di alcuni dei maggiori nomi del momento. Lo spettacolo nell’intervallo del Super Bowl diventa la massima celebrazione tutta americana del connubio tra sport e intrattenimento. Superfluo ribadire che, nel coniugare marketing e sport, da quelle parti sono i leader indiscussi.

Michael Jackson rules!

Nel 1969 il festival di Woodstock concentrò in tre giorni i più grandi della musica dell’epoca. Visti i nomi susseguitisi nel corso della sua storia, l’halftime show del Super Bowl può essere considerato una Woodstock lunga oltre cinquant’anni, di cui ogni anno va in scena un quarto d’ora di un’incredibile scaletta, con una folla composta non solo dai 60-70 mila presenti allo stadio ma dai milioni davanti alla tv e sui social media. E dopo le “performance del pomeriggio”, come possiamo considerare gli halftime show fino al 1990, salgono sul palco i pezzi forti.

Nel 1991 i New Kids on the Block omaggiano i 25 anni del Super Bowl con uno spettacolo ispirato alla magia Disney; l’anno successivo Gloria Estefan si esibisce accompagnata dalle evoluzioni dei pattinatori su ghiaccio olimpionici Brian Boitano e Dorothy Hamill. Ma la prima impennata di ascolti e sponsor si ha nel 1993 a Pasadena, quando Michael Jackson alza l’asticella al massimo livello, rendendo l’halftime show uno spettacolo di richiamo mondiale. Nel resto del decennio, spiccano Diana Ross nel 1996, i Blues Brothers (Dan Aykroyd, John Goodman e James Belushi) con ZZ Top e James Brown nel 1997, il soul-pop della Motown nel 1998 con Boyz II Men, Smokey Robinson, The Temptations e Queen Latifah e nel 1999 di nuovo Gloria Estefan, con Stevie Wonder, in una celebrazione di soul, salsa e swing.

Halftime show: il Duemila

Tina Turner, Phil Collins e Christina Aguilera aprono il nuovo millennio degli halftime show con un trionfo firmato Disney al Super Bowl 2000, mentre nel 2001 hard-rock, pop e rap, si uniscono nel nome di Aerosmith, ‘N Sync, Britney Spears, Mary J. Blige e Nelly.

Arriviamo al 2002: la ferita dell’11 settembre è ancora apertissima e sono gli U2 a rendere omaggio alle vittime delle torri gemelle al Superdome di New Orleans, con Bono che dona nuove speranze cantando Beautiful Day, senza purtroppo poter immaginare che tre anni dopo la città della Louisiana sarebbe stata devastata dal terribile uragano Katrina.

Sting fa la sua apparizione all’halftime show nel 2003 insieme a Shania Twain e No Doubt. L’anno successivo, il Super Bowl 2004 a Houston è quello dello “scandalo” di Janet Jackson: nel finale dello show, Justin Timberlake scopre un seno alla sorella di Michael, con tanto di gioielleria sul capezzolo, scatenando le proteste dei “puritani” contro il presunto decadimento morale dell’America.

Nonostante il gesto sia sempre stato dichiarato involontario, da quell’episodio, per alcuni anni, si decide di riservare l’halftime show a personaggi più “composti” o a tradizionali leggende del rock: ecco allora Paul McCartney (2005), The Rolling Stones (2006), Prince, Queen e Timbaland (2007), Tom Petty & The Heartbreakers (2008), Bruce Springsteen (2009) – che con Working on a dream saluta l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti – e The Who (2010).

Tempi recenti

Pop, r&b e rap tornano di prepotenza nel 2011, con The Black Eyed Peas e Usher insieme al “metallaro” Slash. Nel 2012 è Madonna la protagonista assoluta, insieme a LMFAO e Cirque du Soleil, mentre l’r&b femminile trionfa nel 2013 con Beyoncé e la reunion delle Destiny’s Child.

Nel 2014, per un curioso Super Bowl in New Jersey (di solito si scelgono località calde come Florida, Texas, Arizona, California, Louisiana, ma nel 2018 si è tornati a Minneapolis), all’halftime show ecco Bruno Mars con i Red Hot Chili Peppers. Quello del Super Bowl 2015, con Katy Perry, Lenny Kravitz e Missy Elliott, è invece il più visto di sempre, con oltre 118 milioni di telespettatori soltanto negli USA, un pubblico superiore anche a quello degli ascolti della partita di football.

Nel 2016 re assoluti dell’halftime show al Levi’s Stadium di Santa Clara, California, durante l’intervallo tra Denver Broncos e Carolina Panthers, sono i Coldplay, la band britannica reduce dall’ultimo album A head full of dreams. In qualità di special guest, ecco il ritorno di Beyoncé e Bruno Mars. Nel 2017 a Houston è Lady Gaga a monopolizzare l’attenzione, mentre nel 2018 a Minneapolis tocca di nuovo a Justin Timberlake, che torna così al Super Bowl dopo l'”incidente” del seno scoperto di Janet Jackson. Buon divertimento!

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