Playground d’arte: Tiber Courtyard, Roma

Il Tiber Courtyard di Roma è un altro esempio di come la street art trovi sempre più spazio nella riqualificazione dei playground quali luoghi di aggregazione comunitaria, generando valore sociale e spunto di riflessione sul futuro delle città.

Il campetto da basket rimesso a nuovo si trova al quartiere Ostiense, nella zona di Valco San Paolo, in Via della Vasca Navale 6. L’artista Greg Jager vi ha realizzato un’opera dagli evidenti connotati geometrici e dai vivaci colori. L’intervento, a cura di Michele Trimarchi, rientra nell’ambito di Cantieri San Paolo. Un progetto del Municipio VIII con il sostegno della Regione Lazio, realizzato dall’associazione Dominio Pubblico.

Oggi il playground, che si trova nei pressi del centro sociale Acrobax e del vecchio cinodromo, è autogestito dall’associazione All Reds Basket in collaborazione con varie realtà coinvolte nell’iniziativa, studenti e volontari.

tiber courtyard roma playground
Foto: © Max Intrisano

Tiber Courtyard e la complessità urbana

L’area in cui sorge il Tiber Courtyard è caratterizzata da una notevole eterogeneità e complessità del tessuto sociale, che va dall’archeologia industriale a una forte presenza universitaria. Allo stesso modo, le colorate e variegate geometrie di Greg Jager vogliono rispecchiare la coesistenza di differenti anime e culture, di contraddizioni e di equilibri che popolano il medesimo territorio, intrecciandosi in nuove soluzioni.

Linee e cromie sono assemblate in maniera tale da salvaguardare la giocabilità del campo da basket. Con la possibilità di evocare anche altri giochi attraverso una libera interpretazione delle forme geometriche. Inoltre, l’artista vuole rendere omaggio all’identità storica e naturalistica del Tevere, che scorre in un ansa non lontano da lì.

Dice Jager: “Sono ossessionato dalla manipolazione dello spazio. Immagino lo spazio pubblico come un enorme playground che rifiuta l’imposizione di regole e schemi. Tiber Courtyard vuole creare riconnessione tra la metropoli e i suoi abitanti, tra luoghi e funzioni contaminanti, tra moltitudini e un tessuto condiviso“.

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Foto: © Max Intrisano
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