Tre generazioni leggendarie di giocatori che hanno costruito il mito della pallacanestro di un paese che non esiste più, ma che ha dominato sul parquet: la Jugoslavia. Questo è Jugobasket di Alessandro Toso, uscito nel 2024, con postfazione di Dino Meneghin.
Nell’arco di quarant’anni, i migliori cestisti delle repubbliche che componevano la Jugoslavia unita sono passati dall’essere semi-professionisti sottopagati a icone sportive di livello europeo e mondiale. E, nell’ultima fase, si sono affacciati oltreoceano, diventando compagni e avversari di leggende assolute come Michael Jordan e Magic Johnson.
Attraverso le pagine di Jugobasket si sviluppa una narrazione che parte dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale e arriva fino alla dissoluzione dell’utopia politica e sociale voluta da Tito. Una storia di sport, cultura e identità pronta ad accompagnare il lettore dentro il talento, l’orgoglio e la complessità di questi atleti straordinari.
A pubblicare il volume è Bottega Errante Edizioni, casa indipendente di Udine specializzata in letteratura e saggistica di frontiera. La stessa che ha dato alle stampe i due titoli di Sergio Tavčar L’uomo che raccontava il basket e I pionieri, nei quali la pallacanestro al di là dell’Adriatico occupa un ruolo centrale.
Jugobasket: le parole dei protagonisti
Ciò che rende Jugobasket un’opera preziosa e autentica per comprendere a fondo la realtà che racconta è il metodo scelto dall’autore. Forte di una lunga esperienza nel giornalismo sportivo, Toso incontra di persona, laddove possibile, una decina dei maggiori protagonisti della storia del basket jugoslavo.
Il libro nasce così da anni di viaggi e di interviste a ex giocatori (e oggi allenatori, dirigenti, imprenditori) che hanno scritto un consistente pezzo di storia della pallacanestro. Ogni capitolo è dedicato a uno di loro. Si compone di un’introduzione dell’autore, seguita da un lungo e ininterrotto racconto in prima persona da parte di ciascun protagonista.
Emergono allora la cultura sconfinata di Bogdan Tanjević, la voce fuori dal coro di Ljubodrag Simonović, la compostezza di Željko Jerkov, la naturalezza di Dražen Dalipagić (venuto a mancare pochi mesi dopo l’uscita del libro), la competitività di Aleksandar Petrović, gli eccessi di Mirza Delibašić (scomparso nel 2001, Toso ha incontrato il figlio). E ancora: l’integrità e la saggezza di Želimir Obradović, la leadership di Saša Danilović, la calma di Dino Rađa, la cordialità di Vlade Divac, l’unicità di Toni Kukoč.
Ne risulta un ritratto reale, profondo e personale dei valori umani che hanno portato questi uomini a distinguersi non solo per le qualità tecniche, ma anche per lo spirito di sacrificio e il senso di unità che li accomunava. Indipendentemente da ciò che accadeva fuori dal campo. Soprattutto dalla fine degli anni Ottanta in poi.
Il basket in Jugoslavia
In Jugoslavia la pallacanestro non era soltanto uno sport. Era una sorta di forma d’arte che esprimeva l’identità di un’intera nazione. Da tramandare di generazione in generazione. Nel basket jugoslavo tutto era ciclico. Si imparava, si giocava e, quando non si poteva più giocare, si insegnava ai più giovani. Si creava così un intreccio virtuoso di generazioni di campioni unite da un filo invisibile.
Dai Mondiali del 1970 in poi, il ciclo di trionfi internazionali di questa nazionale straordinaria ha rappresentato un modello di eccellenza sportiva. Ha contribuito inoltre a legittimare l’immagine di un paese socialista. Non ricco, ma dove sembrava che ai suoi abitanti non mancasse nulla. Un contesto in cui, come ricorda Tanjević, «non esistevano i ghetti, ma esisteva l’intelligenza per scegliere il percorso migliore per arrivare al successo».
Con l’avvento dell’ultima generazione – quella di Petrović, Kukoč, Rađa, Danilović, Divac – il basket jugoslavo ha smesso definitivamente di essere sottovalutato. Nonostante i successi in serie e le prestazioni dei suoi migliori interpreti all’estero, è solo in quel periodo che il connubio di tecnica, fisico e carattere delle sue stelle ha attirato sul serio l’interesse degli Stati Uniti. Lo stesso che, venti o trent’anni dopo, porterà gente come Jokić e Dončić ai vertici della NBA.
Al di là delle rivalità etniche, lo spirito comunitario rimase un collante fortissimo tra quei giocatori. Ha trasceso i pur drammatici contrasti ed eventi storici e politici destinati a cambiare per sempre il volto di quella che dopo il 1991 – l’anno degli Europei vinti a Roma, canto del cigno di questa nazionale – divenne l’ex Jugoslavia.

L’autore e la passione per la pallacanestro
Alla base di Jugobasket c’è la profonda passione di Alessandro Toso per la pallacanestro e per i Balcani. Nato a Venezia nel 1970 e cresciuto a Treviso, dove vive, Toso ha sviluppato questa conoscenza grazie a una lunga esperienza come giornalista sportivo. A ciò ha aggiunto una profonda familiarità con il nord-est italiano e le sue dinamiche di frontiera.
A questo percorso è seguita una carriera nel settore dell’export presso una multinazionale dell’edilizia, dove opera tuttora. Una posizione che lo ha portato a viaggiare frequentemente per lavoro e a entrare in contatto diretto con le zone dei paesi ex jugoslavi.
È autore di tre romanzi: Destini verticali (Ediciclo), A galla (Scrittura&Scritture) e La ragazza del Bar Centrale (Bottega Errante). Da ottobre 2023 conduce insieme all’ex cestista italiano Massimo Iacopini Boomerball Podcast, un podcast in cui ospita leggende della pallacanestro italiana.
