Dario Ferretti, sogni di Pick-Roll

Trovare un campetto. È l’impellenza che ogni vero appassionato di streetball avverte ovunque metta piede. Alcuni anni fa Dario Ferretti, romano, oggi 36enne, vagava per la Gran Bretagna, non proprio terra di basket, alla disperata ricerca di un playground.

Gli balena allora un’idea in testa: perché non creare una piattaforma digitale in cui i ballers possano mappare i campetti e quindi facilitarsi la vita ogni volta che, in qualsiasi luogo, sale la voglia di fare “due tiri” o una partita?

Detto fatto: tornato a Roma, Dario, di professione graphic designer, mette online un semplice sito di nome Pick and Roll. Tuttavia, per questioni di domini già registrati, sarà Pick-Roll.com: in pratica si legge “pick and roll” ma si scrive con il trattino. È il 2014 e con il boom degli smartphone Pick-Roll diventa presto un’app mobile.

Con oltre 60.000 utenti registrati e 8000 strutture inserite (numeri in costante crescita), è oggi l’app ufficiale del circuito 3×3 della FIP nonché un punto fermo per lo street basket italiano e non solo. Su Pick-Roll puoi cercare o inserire campi, palestre, giocatori, squadre, valutarli ed essere valutato, organizzare una sfida. Ed è diventata un’azienda: Pick-Roll è il prodotto di punta dell’omonima startup che offre soluzioni per la digitalizzazione nello sport, di cui Dario Ferretti è cofondatore e CEO. Ci lavorano otto persone e si sta sempre più internazionalizzando.

Fino a dicembre 2022, infatti, Dario Ferretti è a Houston per il Global Startup Program e ha l’occasione di promuovere Pick-Roll nella patria del basket di strada. Raggiunto via Meet, ha risposto a qualche mia domanda.

dario ferretti pick-roll

Dario, partiamo dalla fine. Da ottobre 2022 sei negli Stati Uniti per il Global Startup Program: di che si tratta e cosa significa per te essere arrivato fin lì?
Il Global Startup Program è un percorso di accelerazione per le startup innovative italiane che desiderano internazionalizzarsi. Avendo i requisiti per partecipare, abbiamo fatto richiesta all’agenzia ICE (l’ex Istituto per il commercio estero) e a inizio settembre è arrivata la risposta positiva. Al momento ci sono quindici startup dislocate in tre sedi: cinque qui a Houston e le altre a New York e Los Angeles. Pick-Roll è l’unica di sport, le altre operano in vari ambiti tra cui agritech e aerospazio. Una grande opportunità: da amante del basket, riuscire a presentare questo progetto negli States è un sogno incredibile.

In quali attività sei coinvolto a Houston?
Pick-Roll è assegnata all’acceleratore statunitense Gener8tor, che svolge formazione quotidiana, attività di mentoring, sessioni di pitching, incontri con potenziali investitori e con altre imprese. In definitiva, è un’intensa esperienza di networking da cui ottenere il massimo risultato di crescita. Abbiamo poi organizzato il nostro primo evento internazionale al campo di Root Square, accanto al Toyota Center, casa dei Rockets.

Sui social hai pubblicato una tua foto in divisa da corriere. Erano i giorni della pandemia, durissimi anche per Pick-Roll: bisognava arrangiarsi per sbarcare il lunario. Ma sei andato avanti e ora eccoti in America: quanto è importante crederci sempre?
È fondamentale. Sono cresciuto nel mito di Kobe Bryant, un punto di riferimento non solo per lo sport ma per la vita: se non credi in te stesso, nessuno lo farà per te. È altrettanto essenziale saper cogliere le opportunità, captare i segnali giusti, intuire come si evolveranno le situazioni. Con il Covid abbiamo passato un periodo nero, molte aziende non ce l’hanno fatta, noi siamo stati fortunati a uscirne ma ci abbiamo messo anche la “tigna”.

Quando hai capito che Pick-Roll poteva diventare il tuo lavoro?
Molto presto. Diverse società di serie A, A2 e B iniziarono a contattarci, vedendo in Pick-Roll uno strumento per intercettare quei giovani che frequentano i playground e magari preferiscono stare svegli di notte a seguire la NBA anziché andare al palazzetto la domenica. Allora ci siamo detti che probabilmente poteva funzionare e avere un futuro. Man mano l’app inventata per mappare campetti si è trasformata in un’azienda vera: mi fa ancora un po’ strano, ma è la realtà.

Al centro dell’app ci sono gli utenti: sono loro che mappano, valutano, organizzano.
Esatto, è questo il valore aggiunto di Pick-Roll. Il “lavoro sporco”, se così si può chiamare, lo fanno gli utenti, cioè gli appassionati di basket di strada: sono i protagonisti dell’intero progetto. Inseriscono dati, immagini, valutazioni, fanno check-in, organizzano partite e sfide. D’altronde la cultura del playground parte dal basso, dalla strada, e lo stesso vale per Pick-Roll.

dario ferretti pick-roll app

Avete una sede o lavorate in smart working?
Abbiamo una sede a Roma, ma siamo sempre più attivi da remoto, soluzione che ci consente di sperimentare nuovi modelli di lavoro e di business. Inoltre alcuni di noi vivono in altre città. Non c’è problema: il mio lavoro coincide con la mia passione, quindi per me non esistono orari. A chi lavora in Pick-Roll chiedo risultati, non certo di timbrare il cartellino.

Quando è nata la tua passione per il basket?
Da bambino, se non ricordo male era il 1996. Portarono un canestro alla mia scuola elementare e fu amore a prima vista. Ho praticato al Pass Don Bosco fino ai sedici anni e poi, come nella miglior tradizione dei campioni mancati, per un infortunio alla caviglia ho dovuto rinunciare alla carriera NBA… Così da allora è stato solo campetto. Al playground ho trovato una seconda famiglia, un rifugio sicuro dai problemi quotidiani, ci andavo anche con la pioggia.

In Galis e in Never Ending Season racconto il basket come cultura e stile di vita: qual è la tua idea in merito?
Lo street basket è cultura, perché oltre al gioco interessa musica, arte, moda, sneaker e altro: è un mondo a 360 gradi. Il basket come sport, che include anche lo street, è cultura nel modo in cui attraverso esso puoi crescere e imparare il rispetto. Ci sono tante analogie tra il basket e la vita. Quando vuoi raggiungere un obiettivo, è come sgomitare a rimbalzo per prendere la palla prima degli altri. Ed è ancora uno sport “pulito”, dove puoi portare i tuoi figli e socializzare.

Progetti futuri per Pick-Roll?
A medio termine, internazionalizzarci il più possibile. L’app è già disponibile in più lingue e stiamo riscontrando ottimi risultati in Spagna. Essere qui a Houston è un bel traguardo ma anche l’occasione per spingerla negli Stati Uniti. In generale, vogliamo continuare a offrire allo sport system nuovi prodotti e soluzioni innovative, contribuendo alla sua crescita. Pick-Roll Manager, la nostra piattaforma digitale per la gestione di società sportive, è richiesta da club e federazioni anche di altre discipline tra cui calcio e rugby.

Quanto il digitale può aiutare lo sport?
Moltissimo. I social non bastano: attraverso il digitale puoi incidere in maniera più capillare e arrivare meglio al tuo pubblico. Ad esempio, l’analisi dei dati di Pick-Roll ci permette una tracciabilità utile a livello sociale, per valutare quali sono i campetti più frequentati e magari valorizzare quelli che lo sono di meno. La risposta è straordinaria: abbiamo organizzato challenge nei playground, come Bronx Legendz a Torrevecchia, e hanno risposto tante persone di estrazione e provenienza diverse. E, come stiamo facendo anche a Houston, partendo dal digitale si concretizzano eventi fisici e inclusivi: partendo dalla strada, alla base di tutto rimane sempre ritrovarci al campetto, alimentare la passione e divertirci tutti insieme.

[Questo articolo è stato pubblicato il 31 ottobre 2022 sul numero 22 di Galis, la newsletter di Never Ending Season]

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