Film di basket: “Goat. Sogna in grande”

Goat, in inglese, significa “capra”. Ma, nell’immaginario sportivo, è anche l’acronimo di Greatest of all time, l’etichetta che viene riservata ai più grandi di sempre. E i più grandi sono anche quelli capaci di sognare.

Si muove su questa ironica e ambiziosa sfumatura Goat. Sogna in grande, il film di animazione uscito a febbraio 2026. Nato dalla collaborazione tra Columbia e Sony e diretto da Tyree Dillihay e Adam Rosette, si inserisce nel solco stilistico tracciato da Sony Pictures Imageworks, lo stesso di successi planetari quali KPop Demon Hunters e Spider-Man. Across the Spider-Verse.

Al centro c’è una storia che, tra sfide difficili e momenti divertenti, invita a credere in se stessi anche quando sembra che il campo sia riservato ad altri. Perché le cose possono cambiare e non è mai davvero tutto perduto, nemmeno quando si pensa di non farcela.

Uno dei produttori è Stephen Curry, stella dei Golden State Warriors e, per molti, il più grande tiratore della storia. Il protagonista, Will Harris, è ispirato chiaramente a lui. Non solo: nella versione in lingua originale, Steph presta la voce alla giraffa Lenny, affiancato da sua moglie Ayesha Curry (il lama Carol) e da altri nomi noti del basket NBA e WNBA come Andre Iguodala, Dwyane Wade, Kevin Love, A’ja Wilson e Angel Reese.

Tra i doppiatori italiani spiccano Alessandro Florenzi e Pierluigi Pardo, che formano una divertente coppia di telecronisti (il pipistrello Rusty e il disilluso bufalo Chuck, chiaro rimando a Charles Barkley). Presente anche l’attrice Beatrice Arnera che dà voce allo struzzo Olivia.

Goat: una storia di riscatto

In uno scenario vagamente africano, sorge Vineland. Una città vivace e stratificata, tra giungla, savana e modernità, abitata da animali antropomorfi. Qui lo sport dominante è il roarball, una versione spettacolarizzata e cartoonesca del basket. Il cuore di Vineland palpita per i suoi Thorns – le “Spine” – che però non hanno mai vinto nulla.

Will Harris è un giovane capretto con indiscusso talento e una vita tutt’altro che semplice. Orfano di madre, si mantiene facendo consegne per la tavola calda dove lei lavorava, coltivando in silenzio un sogno: diventare un giocatore di roarball. Il problema? In un mondo di predatori e giganti, la sua piccola stazza è considerata un limite invalicabile.

Eppure, Will – termine che in inglese vuol dire anche “volontà” – ha qualcosa che non si misura in centimetri: un tiro letale, un palleggio rapido, un’ostinazione che non conosce pause. Anche quando viene respinto, anche quando non trova spazio nemmeno al playground, lui non molla. Finché un episodio, di quelli che oggi passano inevitabilmente dai social, cambia il suo destino.

Un video virale gli apre una possibilità fino a poco prima impensabile: entrare nei Vineland Thorns, che attraversano un periodo difficile, e confrontarsi con una realtà ben più grande di lui. In una squadra guidata dalla carismatica pantera Jett Fillmore (voce originale di Gabrielle Union), giocatrice straordinaria ma personalità ingombrante, Will si trova a muoversi tra diffidenze, gerarchie, aspettative, allenamenti durissimi e avversari feroci.

Tuttavia la contagiosa tenacia di Will finirà per ispirare i compagni e convincere Jett a mettere da parte il proprio ego, dimostrando che il coraggio non dipende dal fisico, ma dallo spirito e dalla determinazione.

goat sogna in grande

Un film tra stile e insegnamenti

Il roarball è una trovata visiva e narrativa riuscita: un basket deformato, iperbolico, dove i corpi cambiano, gli scenari si trasformano e il ritmo è costantemente spinto al limite.

Eppure sotto questa superficie emergono riferimenti alla pallacanestro reale. Anche attraverso dettagli precisi, come il vistoso product placement: Will indossa scarpe Under Armour, nello specifico le Curry 13, e anche le divise dei Thorns portano lo stesso marchio. Un rimando diretto a Steph e al suo storico sponsor tecnico.

I dialoghi sono rapidi, immersi nella cultura social, nel rap e nel linguaggio delle nuove generazioni. Il doppiaggio italiano – al netto del poco convincente “ruggiball” – regge bene anche sui termini del gergo cestistico. E questo non è mai un aspetto scontato.

In un equilibrio tra leggerezza e riflessione, Goat. Sogna in grande è, prima di tutto, una storia di formazione. Un film capace di trasmettere con nitidezza una serie di insegnamenti: fare squadra, perché da soli non si vince; condividere il pallone, dentro e fuori dal campo; riconoscere i propri limiti senza subirli, ma trasformandoli in vantaggi; non dimenticare le proprie radici; ricordarsi che l’apparenza non conta.

Il goat Will è il simbolo perfetto di questo percorso: piccolo, sottovalutato, outsider. Proprio per questo capace di portare energia nuova, cambiare le dinamiche e mettere in discussione equilibri consolidati. Dimostrando, passo dopo passo, di poter stare tra i “grandi”. Il messaggio che attraversa la storia è semplice e diretto: quando nessuno scommette su di te, è il momento di puntare tutto sui tuoi sogni.

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