Perché Portland è chiamata “Rip City”?

In svariate occasioni i Portland Trail Blazers in NBA scendono in campo indossando la divisa City Edition che reca sul petto il nome Rip City. Cosa significa?

A prima vista, Rip City potrebbe far pensare a un triste “Rest in peace”. Tutt’altro, in realtà. Rip City è un appellativo – uno dei tanti – della città dell’Oregon che vuole esprimerne lo spirito positivo.

Inoltre, è nato per caso e in una situazione strettamente legata alla sua amatissima squadra di basket, che è stata a lungo l’unica franchigia professionistica presente a Portland, prima dell’arrivo dei Timbers nel calcio.

“Rip City! All right!”

Portland è una città che va fiera della sua eccentricità e della sua indole libera: quindi non è strano che si sia data un soprannome originatosi dal ghiribizzo di uno speaker radiofonico durante una partita dei Blazers. E, sostanzialmente, senza un preciso significato.

Il 18 febbraio 1971 Portland, nello storico Memorial Coliseum, ospita i Los Angeles Lakers di Jerry West, Wilt Chamberlain, Gail Goodrich (tra i panchinari c’è anche Pat Riley). I giallo-viola sono squadra da playoff, mentre i Trail Blazers stanno vivendo la loro prima stagione in assoluto in NBA, che concluderanno all’ultimo posto nella Western Conference con un record di 29-53.

I Lakers sembrano controllare agevolmente la partita, ma nel corso del secondo tempo i Blazers, trascinati da Geoff Petrie, Rick Adelman, Leroy Ellis e Jim Barnett tentano la rimonta. Lo stesso Barnett, in un momento di trance agonistica, scaglia un tiro dalla lunghissima distanza che si infila nel canestro senza neanche toccare il ferro: sono i due punti del pareggio.

Il gesto è notevole, in un periodo in cui il tiro da tre ancora non esisteva: l’approccio più naturale al gioco, infatti, era quello di cercare di avvicinarsi il più possibile al canestro. Perché anche se centravi il bersaglio da nove metri, sempre due punti valeva. Il tiro di Barnett scatenò un esaltato Bill Schonely, lo speaker radiofonico ufficiale della squadra da quella stagione 1970-71 fino al 1998. “The Schonz” saltò in piedi esclamando “Rip City! All right!” In seguito ammise di non avere idea di come gli venne fuori quell’espressione.

La partita fu comunque vinta dai Lakers in maniera netta, 136-114, ma a Portland era nata un’altra stranezza. L’unica spiegazione linguistica di quella parola è il significato di to rip: significa “lacerare”, “strappare”, verbo che può essere collegato al fruscio della retina quando qualcuno segna un cosiddetto “ciuffo”. In realtà, però, fu tutto molto più casuale e istintivo, stando alle ammissioni dello stesso Schonely.

I primi Portland Trail Blazers, quelli della stagione 1970-71 / Foto: Wikipedia.

Portland, la città che vuole mantenersi bizzarra

Negli Stati Uniti lo sport fa parte della storia e dell’epica sia della nazione sia di ogni singola città: quindi, seppur nato nel contesto del basket, Rip City andò subito ad affiancarsi agli altri nomignoli di Portland. Il più famoso è The City of Roses (o Rose City), la città delle rose, in riferimento alla tipica coltivazione locale, ma è anche il più “normale”, perché tra gli altri emergono nomi come Stumptown, la città dei ceppi (in riferimento al pesante disboscamento all’epoca della sua fondazione a metà ‘800), Beervana (per il gran numero di birre artigianali prodotte qui) e Bridge City (per la notevole quantità di ponti che attraversano il Willamette River)

Questo è solo un accenno della stravaganza di Portland, una città dove si respira un’aria molto “liberal”, piena di locali e negozi strani, patria o rifugio di hippy, musicisti, scrittori, artisti e personaggi anticonvenzionali. Lontana dai grandi mercati, lassù nel Pacific Northwest, vuole distinguersi dal resto degli Stati Uniti: uno dei suoi slogan è Keep Portland Weird, cioè “mantieni Portland bizzarra”. Oppure: tra i suoi edifici caratteristici c’è un grattacielo rosa, il Big Pink.

Il nome della città è tale in seguito a un lancio di moneta: nel 1845, i due coloni fondatori non erano d’accordo su come chiamare il nuovo insediamento. Volevano entrambi dargli lo stesso nome del loro luogo d’origine: uno veniva da Portland, nel Maine; l’altro da Boston. Affidarono la scelta al testa o croce: vinse Portland, altrimenti avremmo avuto due Boston… Per orientarsi nello spirito di Portland, poi, è sempre valida la guida d’autore Portland Souvenir della gloria letteraria locale, Chuck Palahniuk.

C’è una cosa, però, che gli abitanti di Portland prendono estremamente sul serio: l’attaccamento ai Trail Blazers. La maglia rosso-nera è sacra per questa gente, così come la capacità di integrarsi nella comunità è una dote richiesta ai giocatori. L’unico titolo NBA vinto, nel 1977, diede vita a un’euforia collettiva che prese il nome di Blazermania, mentre invece i tutt’altro che irreprensibili Jail Blazers tra gli anni ’90 e 2000 non furono molto amati. A Portland, una delle città più vivibili degli USA, vogliono brava gente: strani sì, mica fessi.

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