Che cosa significa essere un (o una) rookie nel contesto di una squadra già rodata, unita e coesa, dove la maggior parte dei giocatori si conosce da tempo, magari dalla tenera età, guidata da molti anni dallo stesso coach?
Significa tanto, significa tutto per chi approccia al gioco da neofita e per la squadra che lo accoglie. Rookie significa avere una grande familiarità con l’errore. Dalla palla che brucia tra le mani quando (e se) la prendi al non capire i movimenti in campo; dal fare passaggi sbagliati, se va bene, al fare passaggi agli avversari, se va male!
Significa mandare in fumo intere azioni, non saper tirare, e sentire gli sdeng come una steccata di ferro sui denti, che continua a ripresentarsi, stile peperoni di tua nonna, per giorni e notti, mentre tu pensi: quando smetterò di essere rookie?
La risposta è fumosa, lontana e a volte priva di senso. Soprattutto se hai un Grande Coach come il nostro, che no, non vuole che tu assuma la mentalità dell’ultimo. Nemmeno se sei l’ultimo, anzi l’ultima, nel mio caso. Non vuole, perché sa che il fatto stesso di mettersi in discussione provando a giocare basket è già un aspetto vincente che dice molto di chi sei.
Perché sa che, prima che tu migliori, è una questione di tempo, di impegno e di rispetto per il gioco e per la squadra. Perché bisogna dare il meglio sempre, anche quando sei appena arrivata. Ma tu continui a pensarlo, e poi magari senti uno swish proprio a seguito di un tiro improbabile che, non si sa come, hai eseguito proprio tu, ma non basta.
Sono troppe le abilità che il gioco richiede: a volte sembra impossibile riuscire a diventare una giocatrice di basket. Eppure, piano piano, il gioco ti parla ti accoglie e ti regala la certezza che troverai il tuo modo di giocare. Unico. Le tue capacità saranno tue e solo tue e forse, anzi sicuramente, le tue ciambelle non saranno come quelle di tua nonna, ma solo perché la tua specialità sono le crostate!

E sì, perché magari vorresti essere un brillante tiratore da tre. E invece scoprirai che il terzo tempo ti viene facile, o che la difesa è la tua skill primaria. Chissà, avrai comunque la possibilità di conoscere chi sei sul campo e anche fuori. Poi, un giorno, quell’abilità che ti sembrava irraggiungibile entrerà nelle tue corde, crescerà il coraggio e sentirai di essere più completa. Anche se continuerai a fare le crostate meglio degli altri dolci.
Mentre tutto ciò che diventerai inizia a manifestarsi, la squadra intorno a te ti accoglie e ti sostiene. Perché ognuno prima di te è stato un rookie. Coglie l’occasione di spiegarti il gioco che ama di più, di consigliarti, ma anche di pretendere che tu sia sempre al meglio quando ti trovi on court.
Avere un rookie in squadra fa sì che anche gli altri si mettano nuovamente in discussione e non solo sul campo. Accoglierne uno vuol dire essere pazienti, generosi, inclusivi. Vuol dire accettare l’altro per quello che sa e può fare, incoraggiandolo a dare il meglio senza paura, a migliorare costantemente per rendere il gioco degno di essere giocato, per rendere tutta la squadra più performante.
Il miglioramento del rookie è un investimento per il futuro del team. Perché, come direbbe tua nonna “tutti gli ingredienti devono essere al top, se vuoi una buona torta!“. Significa avere un cuore aperto senza preclusioni, significa essere umili. L’umiltà è la chiave di appartenenza per nuovi e vecchi giocatori. Alla fine, come dice il nostro Grande Coach, in questa prospettiva non si smette mai di essere un rookie.
Non c’è alcuna differenza tra rookie e non. Perché l’uguaglianza risiede in quei valori universali di cui il basket è intriso sin dalla sua nascita e che lo rende quel gioco unico e incomparabile che tutti amiamo. Quindi nessuna scusa, nessun “sono l’ultima e mi devo accontentare“, nessun “non ce la farò mai“. Gioca e basta, onora la squadra e sii sempre un/una rookie.
Prima foto in alto: Davide Aracri / Unsplash