Libri di basket: “Harlem” di Luca Leone

Harlem di Luca Leone – sottotitolo You write the rules – si presenta come il romanzo storico del basket di strada. Uscito nel 2020 per Infinito Edizioni dopo una lunga gestazione, è un intenso, articolato e spietato racconto urbano che copre un arco di vent’anni.

Ci sono i due protagonisti, a tratti un po’ romanzati ma meravigliosamente veri: Richard Kirkland e Joe Hammond, in arte Pee Wee e The Destroyer. La più irresistibile coppia di giocatori che abbia mai maneggiato l’arancia su un playground. E, al di fuori di quel rettangolo, criminali di quartiere dediti a fare “soldi facili” fin da piccoli.

C’è Goat, Earl Manigault, che appare a più riprese e con funzione risolutiva, come un deus ex machina dell’asfalto. Colui al quale il divino talento per il basket avrebbe dato la libertà che la tossicodipendenza gli tolse. C’è Holcombe Rucker, il demiurgo del Rucker Park, che se ne andrà troppo presto. Fanno la loro comparsa Lew Alcindor, Doctor J, Clyde Frazier, ma quello non era davvero il posto per loro.

Poi, ci sono figure, dal glaciale Boss alla celestiale Stephanie, che sono tutte di fantasia, in cui però avresti potuto imbatterti a Harlem negli anni ’60 e ’70. E altre reali ma “rivedute e corrette” ai fini della narrazione, come Jack Molinas e David Ancrum, o lo stesso Rucker, che non era così infelice e solitario come viene ritratto nel libro.

rucker park streetball

Harlem di Luca Leone: l’ambientazione

In un romanzo storico l’ambientazione conta quanto i personaggi che vi si muovono. Con il loro sconfinato talento e l’altrettanto spaventosa fragilità, Pee Wee e Joe “sono” Harlem, il quartiere afro di New York lontano anni luce (e poche fermate di subway) dalla ricchezza di midtown e downtown Manhattan.

Harlem, così identitario e radicalizzato, è molto più di un quartiere. È il luogo simbolo della cultura black, nel bene e nel male. In quei tumultuosi anni, sprigiona rabbia e orgoglio nero, mentre al suo interno fa i conti con degrado e povertà. E il confine tra vita quotidiana e attività illecite è assolutamente labile e compenetrato.

Anche nel suo cuore pulsante, Rucker Park, fulcro della storia, scommesse, droga, violenza compiono le loro inevitabili incursioni, mischiandosi con la purezza della viscerale pallacanestro che Joe, Pee Wee, Goat e gli altri re del playground mettono in scena lì, all’ombra delle allora nascenti Polo Grounds Towers. Al Rucker tutto si livella: conta solo se sai giocare. Stelle NBA come Julius Erving possono essere messe in riga dai ballers in leggendarie partite.

Basket e spaccio possono far diventare sovrani indiscussi dei giovani cresciuti in una giungla di privazioni e criminalità. Ma al di fuori del quartiere non sono nessuno, hanno paura a lasciarlo. A imprigionarli è l’unica legge vigente, quella della strada. La legge a cui il reverendo Williams e l’agente Sounders, poliziotto buono e poliziotto cattivo, tentano di non arrendersi. Forse non comprendendo fino in fondo quanto l’unica cosa importante per quei ragazzi sia prima la sopravvivenza, e poi contare qualcosa in quella realtà disastrosa.

Tanto che ogni possibile via di uscita offerta dalla palla a spicchi, come una borsa di studio per l’università o addirittura un contratto in NBA, viene snobbata dai diretti interessati e archiviata con estrema superficialità. Perché Joe e Pee Wee, in fin dei conti, sono ragazzi fragili che non hanno il carattere per mettere a frutto il proprio, immenso talento al di fuori di Harlem.

Pee Wee e Joe, i re di Harlem

Il racconto di Harlem prende il via nel 1964. Pee Wee Kirkland e Joe Hammond, il primo più grande di qualche anno, uno spigliato e l’altro introverso, sono due adolescenti che si conoscono sul playground e diventano amici. Il primo spaccia droga fin da ragazzino, il secondo finisce facilmente per seguire la stessa strada, agli ordini del temuto “capoccia” della zona.

In breve tempo, grazie alla bravura nel basket e ai profitti del “lavoro”, si riempiono di soldi e diventano così forti da dettare legge in campo e fuori. You write the rules, il motto dei Globetrotters che l’autore trasforma nel grido di battaglia della mitica squadra dei Milbanks, si adatta perfettamente a un contesto urbano in cui, se sei il più forte, sei tu a scrivere le regole. E spesso, per sopravvivere, a infrangerle.

In un mondo che non risparmia nessuno, è il basket la costante che li unisce. Ma che non basterà a trascinarli fuori da una certa mentalità, se non ormai, forse, in età matura. Quando i sogni sono svaniti ed è tempo di dedicarsi alle nuove generazioni. Hammond e Kirkland non diventeranno mai davvero adulti, nonostante le esperienze del carcere, della guerra, del dolore. Restano invece l’emblema di una gioventù che sembra non voler cambiare mai.

Harlem di Luca Leone è un romanzo ricco di storie e particolari, in cui magari il vero cultore di basket potrebbe subito riconoscere l’esatto limite tra realtà e finzione, ma che ti porta direttamente sull’asfalto del Rucker Park, tra canestri, schiacciate, stoppate e il suono inconfondibile della palla, circondato dalle grida della folla ammassata ovunque, sulle tribune, sui tetti e sugli alberi, e ti fa trovare nel profondo del Gioco un momento di pura evasione dalla dura realtà.

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