NBA a Disney World nella “bolla”: 10 cose da sapere

L’operazione NBA a Disney World è qualcosa che non ha precedenti nella storia del basket e dello sport. Il mondo NBA radunato e isolato nel mega parco divertimenti in Florida per completare la stagione 2019-20, interrotta dalla pandemia di coronavirus.

Nessuno, fino a pochi mesi fa, avrebbe mai potuto immaginare che la pallacanestro più seguita del pianeta sarebbe finita in una “bolla” (bubble), come è stata definita. Tuttavia, a una fase eccezionale, come quella che il mondo sta vivendo nel 2020, non poteva che corrispondere una soluzione eccezionale, pur di non annullare l’intera annata.

La NBA, così, non ha fatto altro che confermarsi come la lega sportiva professionistica più organizzata e marketing-oriented che ci sia, trasferendo armi e bagagli nelle vicinanze di Orlando e sfoggiando la solita cura dei dettagli e dell’immagine.

Al di là degli interessi economici che hanno spinto Disney e NBA a venirsi incontro e di quello che sarà o meno il successo di tutto ciò, il fatto che un’idea del genere si concretizzi negli Stati Uniti e in un luogo – il Walt Disney World Resort – in cui sogni e fantasia diventano realtà, per moltissimi bambini e non solo, è assolutamente affascinante.

Nel regno di Topolino e Paperino, di Peter Pan e Cenerentola, convergono altri tipi di personaggi: i giocatori NBA. Uomini reali, in carne, ossa e muscoli: sono loro a stimolare l’immaginazione di milioni e milioni di ragazzi, che li vedono come supereroi in grado di volare e compiere imprese incredibili. E ora sono lì, tutti insieme (o quasi, visto che i forfait non mancano), a Disney World!

Tutto questo, però, non deve far dimenticare la situazione che c’è fuori. Una nazione flagellata dal Covid-19 e dalle diseguaglianze sociali. La “bolla” NBA sembra quasi il preludio al finale di un disaster movie all’americana: in un globo devastato da eventi catastrofici, un manipolo di eroi si dirige in un posto preservato e isolato per ricostruire un mondo nuovo e da lì ripartire per ripopolare e reinventare quello vecchio, una volta (si spera) sconfitto il male. Senza rischiare di essere banali, mai come stavolta si può dire che certe cose sono possibili solo in America.

Ora, in vista delle partite che riprenderanno dal 22 luglio con le amichevoli e poi dal 30 con le gare ufficiali, andiamo alla scoperta di 10 cose curiose, interessanti o utili da sapere riguardanti la “bolla” NBA a Disney World.

Le arene NBA a Disney World

nba a disney world the arena

Sono i teatri del grande spettacolo NBA. A Disney World le partite di basket vanno in scena in tre arene estremamente flessibili e adattabili alle varie esigenze, tutte facenti parte dell’ESPN Wide World of Sports Complex, il complesso sportivo di 90 ettari situato all’interno del parco (ESPN è controllata all’80% dalla The Walt Disney Company). I campi di gioco sono quindi: The Arena, aperta dal gennaio 2018, che se fosse aperta potrebbe ospitare 8000 spettatori; HP Field House, impianto multifunzionale da 5000 posti già sede del torneo giovanile Jr. NBA Global Championship; e infine il Visa Athletic Center, da 1200 posti, costruito nel 2008 e circondato da una miriade di strutture polifunzionali.

Gli hotel

grand floridian hotel

Disney World, in quanto a dimensioni, è una vera e propria cittadina che si estende per oltre 110 chilometri quadrati. Al suo interno sorgono ben 34 hotel e resort. Tre di essi sono stati destinati a ospitare le 22 squadre impegnate in questo finale di stagione NBA. Si tratta del Grand Floridian Resort & Spa (Brooklyn, Dallas, Houston, Indiana, Memphis, Oklahoma City, Orlando, Philadelphia), nella zona del Magic Kingdom; dello Yacht Club Resort (New Orleans, Phoenix, Portland, San Antonio, Sacramento, Washington), nell’area di Epcot; e del Gran Destino Tower (Boston, Denver, Los Angeles Clippers, Los Angeles Lakers, Miami, Toronto, Utah), uno dei più recenti, presso Animal Kingdom e parte del Coronado Springs Resort.

I vlog dei giocatori

matisse thybulle vlog bubble

Ricordate i vlog, contrazione di videoblog? Era quel genere di contenuto, in realtà mai tramontato, che andava forte nei primi anni di YouTube, quando i social network ancora non erano esplosi. La facilità di condivisione di video su Facebook e Instagram ha fatto passare un po’ in secondo piano i vlog, ma ora nella “bolla” NBA a Disney World alcuni giocatori stanno utilizzando YouTube per raccontare via video come scorre la vita quotidiana. Tra loro Matisse Thybulle dei Sixers, JaVale McGee dei Lakers e Troy Brown Jr. degli Wizards, quest’ultimo tramite il canale ufficiale della franchigia. Il tutto, ovviamente, senza nulla togliere a podcast e profili social sempre interessanti da seguire, come quelli di J.J. Redick e Nicolò Melli.

“Venite già cambiati”

nba bubble nikola jokic

Gli stravaganti outfit ripetutamente sfoggiati dalle stelle NBA al momento del loro arrivo all’arena, sono solo un ricordo nel pratico e spartano mondo della NBA Bubble. Infatti, i protocolli di sicurezza richiedono ai giocatori di uscire dagli hotel già pronti a scendere sul parquet per gli esercizi di riscaldamento, in modo tale da ridurre il più possibile il tempo da trascorrere negli spogliatoi delle arene. Insomma, il consiglio è: “Venite già cambiati“. Come nella miglior tradizione delle nostre minors, quando capita di arrivare alla partita all’ultimo momento e ci si cambia in auto o sul pullmino, o magari perché la palestra non ha nemmeno gli spogliatoi…

Il play-in tra ottava e nona

play-in morant lillard

A proposito, sembra che l’Italia faccia scuola nella NBA! Tempo fa si era discusso dell’idea di un torneo a metà stagione, in sostituzione dell’All-Star Game, sul modello della Final Eight di Coppa Italia. Ora, a Disney World, ci sarà il play-in. Un sistema che dalle nostre parti abbiamo visto nella Serie B di calcio per decidere se promuovere in massima serie direttamente o attraverso i playoff la terza in classifica, in base al distacco dalla quarta. Ora, in NBA, se al termine della regular season la squadra al nono posto nella sua conference è distaccata di 4 o meno partite dall’ottava, si disputa uno spareggio. L’ottava mantiene un minimo vantaggio: se batte la nona, va ai playoff. Se invece perde, si rigioca.

I campi personalizzati nelle ballroom

ballroom disney

Come consuetudine negli Stati Uniti, anche i grandi hotel di Disney World dispongono di enormi ballroom, grandi spazi multifunzionali situati ai piani inferiori e identificati genericamente come sale da ballo. Qui sono stati installati i parquet personalizzati di ciascuna franchigia, da utilizzare per gli allenamenti di squadra. Un aspetto particolare che segna il ritorno del basket nelle ballroom, come negli anni pionieristici di questo sport: basti pensare, ad esempio, agli Harlem Rens, la storica squadra nata a New York negli anni ’30, che era solita giocare proprio in una sala da ballo, tra un party e l’altro.

Damian Lillard, lo studio in camera

damian lillard studio dame d.o.l.l.a.

Sorvoliamo sui passatempi, normali o stravaganti, dei circa 350 giocatori NBA a Disney World (per avere un’idea, c’è il profilo Twitter e Instagram @nbabubblelife da seguire). Delle sfide alla Playstation o a ping pong ci importa il giusto. Perché c’è anche chi sa come impiegare proficuamente il proprio tempo libero: Damian Lillard alias Dame D.O.L.L.A., fresco di trentesimo compleanno e del lancio del nuovo singolo Home Team avvenuti entrambi quando era già nella “bolla”, ha allestito nella sua camera di hotel un piccolo studio di registrazione per portare avanti la sua carriera da rapper. Microfono, cuffie, laptop e… un tappeto spesso, utile ad attutire i disturbi audio. Del resto, in questa situazione, bisogna sapersi adattare.

Black Lives Matter e i messaggi sociali

black lives matter toronto raptors bus

Oltre alla pandemia di Covid-19, anche le proteste per la giustizia sociale e l’uguaglianza razziale stanno caratterizzando questo 2020 negli USA e non solo. I giocatori NBA, in maggioranza afroamericani, hanno sposato la causa del movimento Black Lives Matter e in generale dei dimostranti. Sui campi in cui andranno in scena le partite sarà presente la scritta Black Lives Matter, così come i giocatori per un periodo potranno indossare canotte recanti sulla schiena, al posto del cognome, dei messaggi dal contenuto sociale, autorizzati dalla lega. Jimmy Butler, in segno di uguaglianza, ha deciso invece di non portare alcun nome, mentre la NBPA ha avviato una collaborazione con il brand di Russell Westbrook per produrre t-shirt con i messaggi non approvati dalla NBA.

Il braccialetto tuttofare

Durante il periodo da trascorrere nella “bolla” di Disney World, i giocatori, i membri dello staff e chiunque sia ammesso all’interno del parco portano al polso un MagicBand. Si tratta di un braccialetto di gomma personalizzato, dotato di un chip che permette di effettuare una serie di operazioni, dall’apertura della porta della propria camera ai pagamenti contactless. Inoltre, è anche uno strumento di tracciamento utilizzato dai responsabili NBA per controllare i movimenti dei giocatori e per i test sanitari. Visto che in NBA non si transige dai contenuti brandizzati, il braccialetto ha una sagoma di Topolino in corrispondenza del chip.

#WholeNewGame

nba whole new game

Un gioco tutto nuovo: “It’s a whole new game” è il claim scelto dalla NBA per l’operazione Disney World e #WholeNewGame l’hashtag ufficiale da utilizzare per condividere i contenuti social. Ricollegandoci a quanto detto nell’introduzione, ci troviamo in una situazione storica eccezionale e quindi anche la NBA, il basket e lo sport saranno qualcosa di nuovo e di diverso. Un’esperienza mai vissuta prima, in attesa di scoprire come e cosa potranno diventare in futuro e quale impatto avranno sul mondo post-Covid-19.

Condividi: