I più famosi giocatori NBA con una media company

Sono numerosi i giocatori NBA, sia in attività sia ritirati, che hanno fondato una media company, dedicandosi alla produzione di podcast, documentari, film, serie tv e altri format multimediali.

Nella realtà contemporanea, le imprese – soprattutto i marchi legati allo sport – si distinguono come case produttrici di contenuti. E gli atleti professionisti, in particolare quelli di altissimo livello e fama globale come i giocatori NBA, non sono essi stessi aziende viventi?

Alla radice di questo fenomeno, gioca un ruolo chiave il mondo digitale. Le gigantesche trasformazioni che la comunicazione sta vivendo in questa epoca hanno determinato un profondo cambiamento nella costruzione del brand personale di un atleta e nel modo in cui influenza il suo pubblico. E, per esteso, la società, sfruttando la popolarità che circonda il suo nome.

La nascita di media company da parte di atleti affonda le sue radici nell’ascesa dei social. Grazie ad essi i campioni dello sport hanno potuto accrescere la consapevolezza del proprio potenziale mediatico. Perché, allora, non dotarsi di una piattaforma indipendente e sviluppare nuovi business? Perché non realizzare, supervisionare e veicolare contenuti direttamente o indirettamente correlati alla loro narrativa, investendo parte dei proventi multimilionari di ingaggi e sponsor?

Facendo leva sul valore del brand personale e sviluppando joint venture e collaborazioni strategiche con altre realtà e professionisti già affermati nel mondo dei media e del management, con le media company di proprietà gli sportivi professionisti si strutturano come hub produttori di entertainment, rivolgendosi non più solo alla fan base ma ampliando l’orizzonte a universi dai contorni ben più ampi quali il cinema, la televisione e lo streaming.

Perché i giocatori NBA fondano media company?

Se si vanno ad approfondire i motivi per cui i giocatori NBA con una media company sono sempre di più, oltre a quanto detto sopra, emerge ad esempio la necessità di diversificare gli investimenti al di fuori della carriera sportiva e di espandere le attività imprenditoriali, a cui dedicarsi con ulteriore slancio una volta che si saranno ritirati dal basket.

La straordinaria visibilità di cui godono è un booster chiave per capitalizzare ulteriormente la loro immagine e mantenere un controllo creativo sui progetti nei quali sono coinvolti. Tramite una media company di proprietà hanno piena facoltà di decidere quali storie raccontare, per veicolare un messaggio coerente con il percorso umano e sportivo di cui sono protagonisti.

Avere impatto nel mondo dei media grazie a una casa di produzione non è solo fonte di business. Consente infatti di offrire ad altri atleti, ad artisti, musicisti, creator, di avere a disposizione un’enorme cassa di risonanza per esprimersi.

Quest’ultimo aspetto ben si presta a quei giocatori NBA che in una media company vedono un’opportunità per influenzare la cultura e la società contemporanee attraverso i contenuti prodotti, focalizzandosi su temi sociali, storie ispiratrici e messaggi positivi. Kobe Bryant, ad esempio, aveva ben capito tutto questo e aveva creato Granity Studios.

Di seguito alcune star attuali della lega che stanno avendo successo alla guida di una casa di produzione.

LeBron James: SpringHill Company

lebron james maverick carter

LeBron James è l’atleta-azienda per eccellenza. Un’icona del XXI secolo, consapevole fin dall’età adolescenziale del suo percorso come giocatore di basket e come brand. Per cui la media company da lui fondata con l’immancabile amico e socio in affari Maverick Carter, SpringHill Company, è un punto di riferimento del settore.

Nata nel “lontano” 2008 come SpringHill Entertainment e chiamata come il nome del quartiere di case popolari di Akron, Ohio, dove LeBron ha vissuto da ragazzo, la società si dedica alla produzione di film, documentari e programmi tv. I prodotti che sviluppa vogliono parlare a un pubblico di differenti culture, anche se in realtà ha una fortissima impronta afroamericana, e dar voce a chi finora è stato ignorato o sotto-rappresentato dall’industria culturale statunitense e occidentale.

Nel portfolio spiccano il brand Uninterrupted (dal 2015), con cui il Re dà voce alle storie di sportivi in nome del suo celebre motto “More Than an Athlete“; i film di basket Hustle con Adam Sandler e tantissimi personaggi NBA, e Shooting Stars sulla squadra liceale di LeBron; e vari format televisivi come il talk show The Shop, ideato da Paul Rivera. Con quest’ultimo, tra l’altro, James ha fondato l’agenzia di marketing Robot Co.

Kevin Durant: Boardroom

Insieme al suo storico manager e socio Rich Kleiman, nel 2019 Kevin Durant ha fondato Boardroom, una media company che coniuga sport, business, tech e intrattenimento. Il tutto sotto l’egida di 35V (Thirty-Five Ventures), la società con cui il campione raggruppa e gestisce i suoi investimenti. E il cui nome è ispirato dal numero di maglia.

Oltre a pubblicare il portale Boardroom.tv, con una serie di newsletter e podcast a corredo, è la piattaforma mediante la quale vengono prodotti serie tv, documentari, film, contenuti video, eventi ed esperienze B2B, con lo scopo di raccontare e mostrare come atleti, manager hi-tech, artisti e creator se la cavano nel mondo degli affari.

Il nome Boardroom – “sala riunioni” a livello top – deriva da un talk show di successo condotto su ESPN dallo stesso Kleiman insieme a Jay Williams e atleti NBA e atlete WNBA in qualità di ospiti abituali. Tra le altre produzioni spiccano la serie Swagger su Apple TV+ (liberamente ispirata alle origini di KD), i documentari NYC Point Gods, A kid from Coney Island, Q Ball e il cortometraggio Due estranei (Two Distant Strangers), premio Oscar nel 2021.

Stephen Curry: Unanimous

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Fondata da Stephen Curry nel 2018 con il produttore Erick Peyton, la media company Unanimous promuove la creazione e la diffusione di contenuti basati sui valori dello sport, della fede e della famiglia, coerentemente con il suo percorso di vita. Tra i documentari prodotti c’è anche Underrated (su Apple TV+), che narra la storia di Steph dalle origini fino a diventare il miglior giocatore NBA.

Altri formati esplorati da Unanimous, che rientra tra le attività di Thirty Ink., la società di business di Curry, ci sono podcast e libri per ragazzi. Ma anche un videogame, Run The Ring su Fortnite, con protagonista l’avatar di Steph. Non mancano contenuti di golf, di cui è un grande appassionato. Tra le principali partnership, Sony Pictures, NBC Universal, Audible, Penguin Random House.

Il nome Unanimous (“unanime”) deriva da una delle innumerevoli imprese della star dei Golden State Warriors. Curry è stato il primo giocatore nella storia della NBA a essere nominato MVP all’unanimità, al termine della stagione 2015-16. Quella in cui i Golden State Warriors stabilirono il record di vittorie in regular season, pur perdendo il titolo di fronte ai Cleveland Cavaliers di LeBron James.

Giannis Antetokounmpo: Improbable Media

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Nata a gennaio 2024, Improbable Media è la media company di Giannis Antetokounmpo, nell’ambito della Ante Inc., la società con cui il greco dei Milwaukee Bucks e i suoi fratelli Thanasis, Kostas e Alex gestiscono investimenti, sponsorizzazioni e iniziative imprenditoriali. La prima produzione è stata il documentario Giannis. Il viaggio meraviglioso, su Prime Video, che racconta la storia del giocatore dalle umili origini.

Improbable (“improbabile”) è un nome che sottolinea la straordinarietà del percorso di Giannis e della sua famiglia, ormai noto in tutto il mondo grazie anche ai libri e ai film che gli sono stati dedicati. Da figlio di immigrati senza documenti che faceva il venditore ambulante nelle strade di Atene a campione NBA, la sua vicenda vuole ispirare tanti altri “improbabili” (sportivi e non) a credere nelle loro capacità e sogni. Giannis stesso fa da filtro creativo per assicurare che ciò che viene prodotto sia conforme ai suoi valori.

Se il CEO è l’ex Red Bull Jonathan Stern, ex Red Bull, co-fondatore della società è il già citato Jay Williams, seconda scelta al Draft 2022 (carriera brevissima a causa di un incidente motociclistico) e oggi imprenditore e personaggio tv. Improbable ha prodotto due brevi documentari con WhatsApp, di cui Giannis è ambassador. Ci sono anche produzioni non sportive come il doc The Flagmakers sui lavoratori immigrati in una fabbrica di bandiere in Wisconsin (un Emmy vinto), in collaborazione con National Geographic.

JJ Redick: ThreeFourTwo Productions

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Foto tratta da Usatoday.com.

Quando JJ Redick – classe 1984 ex Orlando, Milwaukee, L.A. Clippers, Philadelphia, New Orleans e Dallas oltre che prodotto di Duke University – nel 2024 ha iniziato un podcast con LeBron James, Mind The Game, non si trattava certo di un novellino né di un ex giocatore annoiato alla ricerca di un passatempo.

Da sempre affascinato dal mondo dei media, Redick ha lanciato il suo primo podcast nel 2015. Cinque anni più tardi, nell’agosto 2020, ha dato il via alla ThreeFourTwo Productions. Una media company specializzata in podcast, con l’obiettivo di fornire un punto di vista da insider a storie e personalità di sport, business, politica ed entertainment. Tra le partnership, HBO, Comedy Central e NBC Universal.

Alle origini di tutto c’è The Old Man and the Three, il suo storico podcast condotto con l’autore e producer Tommy Alter. L’unico a trasmettere dall’interno della bolla NBA di Orlando durante la pandemia. Ha ospitato tutti i grandi nomi della NBA di oggi, compreso il commissioner Adam Silver. Il nome della società richiama i 342 tiri totali che, da diverse posizioni del campo che JJ Redick era solito fare ogni domenica come allenamento individuale durante la offseason.

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